La magia dei bianchi che sanno invecchiare

Un Pinot bianco Vorberg del 2009 e un Sauvignon Quarz 2011, Cantina di Terlano. E’ il momento di stappare? Possiamo parlarne. Sì, perché i bianchi di questa cantina sociale che ha sede a pochi chilometri dal casello di Bolzano Sud in un contesto paesaggistico dominato dalle rocce di porfido, sono incredibilmente longevi. Vini piacevolissimi anche in gioventù, ma capaci di maturare nel tempo fino a esprimere, con complessità ma anche grande equilibrio, la ricchezza minerale di un terroir molto particolare, trasmettendo emozioni che solo un grande vino sa regalare. Il Pinot Bianco Vorberg proviene da vigneti coltivati fino a circa 700 metri di altitudine, su una balconata alta sulla valle. Il Sauvignon Quarz da una selezione di uve prodotte nel comune di Terlano da vigneti impiantati su terreni ricchi di porfido e quarzo. Caratteristiche che consentono ai bianchi della cantina altoatesina, come anche il Terlaner e il Nova Domus (di quest’ultimo tuttora sorprendente il 2002, millesimo eccezionale per l’Alto Adige), di invecchiare alla grande, sviluppando un’intensa mineralità e mantenendo al contempo un’inaspettata freschezza. Come dimenticare, del resto, quella degustazione verticale di Vorberg che si tenne una quindicina d’anni fa a Gusto in Scena a Venezia, e si concluse con l’assaggio di un Pinot Bianco che il suo autore, il capo cantiniere Sebastian Stocker, aveva messo da parte e la cantina di Terlano aveva custodito per cinquant’anni?

E.P.

Vini in vetta

Sono rare le occasioni per avere una panoramica delle migliori produzioni vitivinicole di un paese. Se, poi, alla selezione dei vini si aggiunge il panorama delle montagne più affascinanti del mondo, le Dolomiti, l’invito è di quelli da non perdere. Con questo intento, “Civiltà del Bere”, storica rivista fondata da Pino Khail e oggi diretta dal nipote, Alessandro Torcoli, organizza a Cortina d’Ampezzo “VinoVip Cortina”, in programma quest’anno il 12-13 luglio. Per i produttori è un’occasione di incontro e di confronto, qualcosa di simile ai forum che periodicamente riuniscono i protagonisti dell’economia e della finanza. Per gli appassionati è un’opportunità unica per degustare i vini di cantine blasonate o emergenti.

Alla 15ma edizione di VinoVip, che ha cadenza biennale, sono state invitate 54 fra le più prestigiose cantine italiane, rappresentative delle varie zone vitivinicole del paese. 

Il programma di domenica 12 luglio inizia alle 15 con il talk show “I tenori del vino” in cui Piero Antinori, Angelo Gaja, Sandro Boscaini (Masi) e Fausto Maculan discuteranno di scenari e prospettive del mercato: <<una riflessione sul passato per guardare al futuro>> con alcuni protagonisti del “rinascimento “del vino italiano. Durante il talk show sarà consegnato il Premio Khail 2026, riconoscimento intitolato al fondatore di “Civiltà del bere” e destinato a un personaggio che si è distinto nella valorizzazione del vino italiano nel mondo (ingresso libero, gradita la registrazione sul sito).

Lunedì 13 alle 9,30 nelle sale dell’Hotel de la Poste si svolgerà un seminario con successiva degustazione sul tema “I tre volti del Pinot” (ticket 40 euro, prevendita sul sito). Nel pomeriggio, dalle 16 alle 20, l’evento clou, presso il panoramico Chalet Tofane, in località Lacedel, dove si svolgerà il “Grand Tasting”, banco d’assaggio con i vini delle 54 aziende ospiti, che faranno degustare al pubblico 150 etichette fra le più prestigiose del panorama enologico italiano (ticket di ingresso: 50 euro, prevendita sul sito di VinoVip). Ecco l’elenco delle cantine presenti: Marilisa Allegrini, Andreola, Marchesi Antinori, Argiolas, Banfi, Bellavista, Berlucchi Franciacorta, Bortolomiol, Le Caniette, Castello di Querceto, Cesarini Sforza, Cleto Chiarli, Cantina dei Colli Ripani, Il Colombaio di Santa Chiara, Costa Arènte, Marco Felluga – Russiz Superiore, Fèlsina, Tenute Folonari, Fontanafredda, Fonzone, Nino Franco, Gabe Tenute, Isole e Olena, Kettmeir, Lamole di Lamole, Cantine Lvnae, Maculan, Le Manzane, Masciarelli, Masi Agricola, Mezzacorona, Monte Zovo, Pasqua Vini, Pio Cesare, Planeta, PuntoZero, Rottensteiner, Ruggeri, Tenuta San Guido, Tenuta Sant’Antonio, Sartori di Verona (Collis Heritage), Tedeschi, Cantina Terlano, Tinazzi, Tommasi, Cantina Tramin, Umani Ronchi, Varvaglione, Velenosi, Villa Bogdano, Villa Sandi, Vite Colte, Zorzettig e Castagner.

Mare&Mosto a Genova

Domenica 7 e lunedì 8 giugno il Palazzo Ducale di Genova ospita Mare&Mosto – Le vigne sospese, evento da non perdere per chi desideri esplorare, cogliendone le ultime tendenze, una viticoltura di nicchia, difficile e davvero eroica, ma fortemente identitaria nel suo rapporto con un territorio che è al tempo stesso montagna e mare, che produce piccoli volumi, ma di elevata qualità e che da qualche tempo viene premiata da un export in costante crescita.

Mare&Mosto, evento ideato e organizzato da AIS Liguria – Associazione Italiana Sommelier, che in passato si svolgeva a Sestri Levante, ha contribuito a far conoscere i vini della regione italiana che forse più di tutte negli ultimi dieci anni è cresciuta in termini di qualità, a un pubblico esigente di critici, di addetti ai lavori e di appassionati. Ora, con il trasferimento in una location ampia e prestigiosa come il Palazzo Ducale di Genova, gli organizzatori si propongono di rafforzare questo progetto.

<<Dopo dieci edizioni nell’ex Convento dell’Annunziata di Sestri Levante che hanno consolidato l’evento come riferimento per la promozione del comparto vitivinicolo e oleario regionale – spiega Marco Rezzano, presidente di AIS Liguria – Mare&Mosto compie quest’anno un passo significativo: spostarsi nel capoluogo ligure, in uno dei suoi principali spazi culturali rappresenta una nuova fase nel percorso di crescita della manifestazione di cui siamo molto orgogliosi>>.

L’edizione 2026 sarà una due giorni dedicata ai vini e anche agli oli di Liguria, con oltre 80 produttori di vino e una significativa presenza di produttori di olio extravergine Dop della Riviera Ligure, opportunità quest’ultima per assaggiare interpretazioni autentiche della pregiata cultivar Taggiasca. Sarà presente poi, com’è consuetudine, una denominazione ospite: questo volta l’invito è stato rivolto al Consorzio  per la tutela dei Vini Etna Doc.

Il programma è molto ricco. Oltre al banco d’assaggio e ai seminari, workshop e laboratori previsti nelle due giornate di domenica e lunedì,è prevista, sabato 6 giugno, un’anteprima con iniziative che intrecciano vino, cultura e paesaggio. A Genova l’itinerario “Quello che i Rolli non dicono” organizzato in collaborazione con il Comune e la Camera di commercio aprirà le porte di alcuni fra i più affascinanti Palazzi dei Rolli patrimonio Unesco (tour dalle 10 alle 18, con partenza ogni 30 minuti, prenotazione sul sito del Comune di Genova).

Nella regione, con gli itinerari “Liguria nel calice: i Tour AIS tra vigne e territori”, sono previste visite ai vigneti, alle cantine e degustazioni guidate allo scopo di esplorare alcuni fra i più rappresentativi terroir alla scoperta di “Colli di Luni – La terra del Vermentino”, “Dalla Val Petronio alla Val Graveglia”, “Alla scoperta della Valle Arroscia”, “Tour di Dolceacqua”. Tutti tour partono sabato 6 giugno alle 9 da Piazza della Vittoria, nel centro di Genova (prenotazione obbligatoria su www.maremosto.it).

Domenica e lunedì il banco d’assaggio sarà ospitato nella Sala del Maggior Consiglio dalle 12 alle 19. La Sala del Minor Consiglio ospiterà  i seminari “Le nuove generazioni si raccontano” (domenica, 12,30) e “Oltre il pendio: droni e viticoltura estrema” (lunedì 10,30).

Nella Sala del Camino lezione su come degustare olio e olive, a cura di Luigi Caricato e Roberto De Andreis (domenica alle 13), quindi degustazione su “Spumenti e Rosati della Liguria di Ponente (domenica, 14,30), “Moscatello di Taggia: il vino dei Papi” (domenica, ore 16), “Le Sbarbatelle” ovvero storie di produttrici under 40 (domenica, ore 17). Si prosegue quindi con “Vini dell’Etna: i versanti e le contrade” (lunedì ore 13)  per finire con “Vini e formaggi liguri: un incontro di vallate” (lunedì ore 16).

Lunedì 8 alle 15, infine, finale  pubblica del concorso Miglior sommelier della Liguria 2026.

Ingresso a Palazzo Ducale: biglietto giornaliero di 25 euro per i soci AIS, 35 euro per i non soci. Per chi acquista online (entro le ore 20 del 5 giugno) il prezzo del giornaliero scende a 20 per i soci e a 30 per i non soci. In questo caso il biglietto per due giorni è rispettivamente di 30 euro per i soci e 50 per i non soci.

Il vino ligure in vetrina a Genova

Domenica 7 e lunedì 8 giugno il Palazzo Ducale di Genova ospita Mare&Mosto – Le vigne sospese, evento da non perdere per chi desideri esplorare, cogliendone le ultime tendenze, una viticoltura di nicchia, difficile e davvero eroica, ma fortemente identitaria nel suo rapporto con un territorio che è al tempo stesso montagna e mare, che produce piccoli volumi, ma di elevata qualità e che da qualche tempo viene premiata da un export in costante crescita.Mare&Mosto, evento ideato e organizzato da AIS Liguria – Associazione Italiana Sommelier, che in passato si svolgeva a Sestri Levante, ha contribuito a far conoscere i vini della regione italiana che forse più di tutte negli ultimi dieci anni è cresciuta in termini di qualità, a un pubblico esigente di critici, di addetti ai lavori e di appassionati. Ora, con il trasferimento in una location ampia e prestigiosa come il Palazzo Ducale di Genova, gli organizzatori si propongono di rafforzare questo progetto.<<Dopo dieci edizioni nell’ex Convento dell’Annunziata di Sestri Levante che hanno consolidato l’evento come riferimento per la promozione del comparto vitivinicolo e oleario regionale – spiega Marco Rezzano, presidente di AIS Liguria – Mare&Mosto compie quest’anno un passo significativo: spostarsi nel capoluogo ligure, in uno dei suoi principali spazi culturali rappresenta una nuova fase nel percorso di crescita della manifestazione di cui siamo molto orgogliosi>>.L’edizione 2026 sarà una due giorni dedicata ai vini e anche agli oli di Liguria, con oltre 80 produttori di vino e una significativa presenza di produttori di olio extravergine Dop della Riviera Ligure, opportunità quest’ultima per assaggiare interpretazioni autentiche della pregiata cultivar Taggiasca. Sarà presente poi, com’è consuetudine, una denominazione ospite: questo volta l’invito è stato rivolto al Consorzio  per la tutela dei Vini Etna Doc.Il programma è molto ricco. Oltre al banco d’assaggio e ai seminari, workshop e laboratori previsti nelle due giornate di domenica e lunedì,è prevista, sabato 6 giugno, un’anteprima con iniziative che intrecciano vino, cultura e paesaggio. A Genova l’itinerario “Quello che i Rolli non dicono” organizzato in collaborazione con il Comune e la Camera di commercio aprirà le porte di alcuni fra i più affascinanti Palazzi dei Rolli patrimonio Unesco (tour dalle 10 alle 18, con partenza ogni 30 minuti, prenotazione sul sito del Comune di Genova).Nella regione, con gli itinerari “Liguria nel calice: i Tour AIS tra vigne e territori”, sono previste visite ai vigneti, alle cantine e degustazioni guidate allo scopo di esplorare alcuni fra i più rappresentativi terroir alla scoperta di “Colli di Luni – La terra del Vermentino”, “Dalla Val Petronio alla Val Graveglia”, “Alla scoperta della Valle Arroscia”, “Tour di Dolceacqua”. Tutti tour partono sabato 6 giugno alle 9 da Piazza della Vittoria, nel centro di Genova (prenotazione obbligatoria su www.maremosto.it).Domenica e lunedì il banco d’assaggio sarà ospitato nella Sala del Maggior Consiglio dalle 12 alle 19. La Sala del Minor Consiglio ospiterà  i seminari “Le nuove generazioni si raccontano” (domenica, 12,30) e “Oltre il pendio: droni e viticoltura estrema” (lunedì 10,30).Nella Sala del Camino lezione su come degustare olio e olive, a cura di Luigi Caricato e Roberto De Andreis (domenica alle 13), quindi degustazione su “Spumenti e Rosati della Liguria di Ponente (domenica, 14,30), “Moscatello di Taggia: il vino dei Papi” (domenica, ore 16), “Le Sbarbatelle” ovvero storie di produttrici under 40 (domenica, ore 17). Si prosegue quindi con “Vini dell’Etna: i versanti e le contrade” (lunedì ore 13)  per finire con “Vini e formaggi liguri: un incontro di vallate” (lunedì ore 16).Lunedì 8 alle 15, infine, finale  pubblica del concorso Miglior sommelier della Liguria 2026.

Ingresso a Palazzo Ducale: biglietto giornaliero di 25 euro per i soci AIS, 35 euro per i non soci. Per chi acquista online (entro le ore 20 del 5 giugno) il prezzo del giornaliero scende a 20 per i soci e a 30 per i non soci. In questo caso il biglietto per due giorni è rispettivamente di 30 euro per i soci e 50 per i non soci.

Una risorsa per gli chef

Il carciofo? Una risorsa per gli chef. Se la tradizione tramanda ricette semplici e immortali proponendo i carciofi in molti modi – fritti, in pastella o in semplice frittata, in insalata impreziositi da scaglie di Parmigiano, alla romana e alla giudea, in “imbrogliata” (ovvero strapazzati con uova, in umido con le seppie, o ancora come ingrediente principale della pasqualina, la gustosissima torta salata genovese – questi nobili ortaggi continuano a ispirare la cucina d’autore.

L’abbinamento preferito resta con il pesce. E se un geniale quanto eretico cuoco di cinquant’anni fa, Gustin, alla Trattoria Cabanette di Molassana, quartiere di Genova, cucinava il branzino al forno con i carciofi irrorando alla fine il tutto con burro fuso e cospargendolo di parmigiano, oggi al Pernambucco di Albenga la chef Nicoletta Pellegrinetti serve il pregiatissimo carciofo locale in insalata insieme ai gamberi rossi di Sanremo pescati a una profondità di oltre 500 metri. Davide Cannavino, chef di Etra a Genova, ha espresso nel baccalà scottato con carciofi e liquirizia uno dei suoi piatti più avvincenti, mentre Ivan Maniago, chef stellato di Impronta d’acqua a Cavi di Lavagna, nel golfo del Tigullio, propone oggi un delizioso carciofo ripieno con paté di selvaggina.

Un Sangrantino per i carciofi

Il carciofo è un ortaggio dalla spiccata personalità. Difficile scegliere un vino che si abbini con successo a un piatto in cui il carciofo è protagonista. Soprattutto se la varietà è una castraura o uno spinoso ligure o sardo. E ancor più se l’ortaggio è crudo e sfodera al massimo la sua carica minerale. Occorre allora un rosso di temperamento, che abbia la struttura e i tannini per domarlo. 

Ho provato con un Sagrantino di Montefalco 25 anni 2007 di Arnaldo Caprai: esperimento riuscito. Occasione per un matrimonio perfetto e per verificare, ancora una volta, come questo vino sia votato come pochi a un lungo invecchiamento. Degustato giovane risulta chiuso al naso e al palato lascia capire che serve ancora tempo. Ci vuole pazienza, ma dopo dieci, venti e anche più anni, i profumi esplodono, i tannini si ammorbidiscono, i sentori di frutta rossa si mescolano agli afrori delle spezie in una sorprendente sequenza di emozioni. Un grande vino.

Il fascino di un vino irripetibile

Ogni bottiglia di vino è un unico. Ma esistono vini davvero irripetibili. Edizioni limitate. Storie che finiscono. Vini che il produttore decide di non fare più, come ha voluto fare per esempio Josko Gravner rinunciando a vinificare il suo intrigante Pinot Grigio. Aprire una di queste bottiglie del cuore, conservate come un’opera d’arte in cantina, è un’emozione. E lo è stato anche questa volta, davanti a un calice di Profilo brut, Oltrepò Pavese metodo classico nature, vendemmia 1998, sboccatura 2009: un vino nato da una sfida personale e diventato un mito.
Andrea Picchioni, all’epoca giovane vignaiolo fra i più appassionati di una nouvelle vague decisa a far valere le potenzialità inespresse di un territorio vocato come pochi per la vitivinicoltura di qualità, aveva voluto cimentarsi con uno spumante che potesse reggere il confronto con i grandi Champagne. La sfida di queste poche bottiglie affinate per dieci anni sui lieviti e lasciate riposare senza preoccupazione per il tempo che passa, fu vinta e rese il Profilo bianco un vino di culto, in cui profumi, struttura e persistenza convivono in armonia conferendo al vino personalità ed eleganza.
Appagato dall’aver dimostrato a quali vette possa ambire un blanc de noir dell’Oltrepò, Andrea Picchioni, che rivendica per sé la qualifica di “rossista”, non ha replicato l’esperimento e ha preferito concentrarsi sui vini rossi e fermi, storici del territorio, come Buttafuoco, Bonarda e Pinot Nero, ottenuti dai suoi vigneti. Ha anche deciso, però, di accontentare gli estimatori delle sue bollicine con un altro metodo

Tartufi da record

Con l’Asta mondiale del Tartufo bianco d’Alba, svoltasi domenica 10 Novembre nel Castello di Grinzane Cavour, è entrata nel vivo la stagione del pregiato Tuber magnatum Pico, che si protrarrà fino al 31 gennaio. Ad Alba è in corso la Fiera internazionale, in programma ogni sabato e domenica fino all’8 dicembre, mentre si è concluso il 10 novembre scorso l’altro importante evento del settore, la Fiera nazionale del Tartufo bianco di Acqualagna, il centro marchigiano cui fa capo una parte considerevole della raccolta del prezioso fungo ipogeo.
L’asta di Grinzane ha esibito splendidi esemplari di tartufo trovati nei boschi delle Langhe, del Roero e del Monferrato. Il lotto più prezioso era composto da due trifole gemelle del peso complessivo di 905 grammi rinvenute nei pressi della torre di Santo Stefano Roero ed è stato aggiudicato per la cifra record di 140 mila euro da un acquirente di Hong Kong: secondo solo al tartufo da record del 2022 che fu battuto all’asta a 184.000 euro. Ma hanno spuntato cifre importanti anche altri tre esemplari di tartufo bianco, del peso di 201, 235 e 505 grammi, aggiudicati, rispettivamente, a un imprenditore di Cherasco, a un industriale di Varese e alla chef cinese Zhou Ziling, titolare, tra gli altri ristoranti, dello stellato Silver Pot di Chengdu.
Complessivamente l’asta, che si è svolta in collegamento diretto con Hong Kong, Singapore Francoforte e Bangkok, ha fruttato la raccolta di oltre un milione di euro destinati a sostenere opere di beneficienza.
A fronte delle quotazioni stratosferiche dell’asta, il mercato oggi propone prezzi ancora piuttosto elevati, con il tartufo bianco che per le pezzature medie (20-50 gr) varia fra 360 e i 400 euro all’etto, con punte di 450 e oltre per pezzature superiori, mentre per il Nero pregiato oscilla fra 80 e 180 euro all’etto.

Con piogge e freddo decolla la stagione dei tartufi

La stagione 2023 del tartufo bianco si sta rivelando molto buona, sia in qualità che in quantità. Lo afferma il sito WineNews.it, osservando che, dopo la “lunga estate calda” e siccitosa le piogge tanto attese sono arrivate e le temperature si sono abbassate ristabilendo il clima ideale per la cerca. Favorevole anche la tendenza dei prezzi, perché c’è abbondanza di prodotto e le quotazioni si attestano su una media di 3.000-3.500 euro al kg ,con la previsione di rimanere tali fino alla fine della raccolta. Un’ottima occasione per non farsi mancare il prodotto più pregiato della cucina italiana anche nella tavola delle ormai prossime Festività (con il “consiglio per gli acquisti” degli esperti di verificare la provenienza made in Italy basandosi anche sui prezzi). A dirlo, a WineNews, sono i tartufai dai territori più vocati d’Italia al pregiato tubero, dalle Langhe, dove la “Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba” n. 93 sta per chiudersi (il 3 dicembre) e novembre è stato abbastanza buono in qualità e in quantità, alle Crete Senesi, dove si è raccolto un buon prodotto sia per qualità che per quantità, da Acqualagna, che registra un’annata migliore di quelle passate, all’Umbria, dove i tartufi ci sono e sono buoni, e all’Abruzzo, alla vigilia della “Fiera Internazionale dei Tartufi d’Abruzzo” n. 2 a L’Aquila (1-3 dicembre).

The Wine of the Year

“Mi tersi con il vin d’Argiano, il quale è buono tanto…”, scriveva, alla fine del XIX secolo, il poeta Giosuè Carducci, che ben conosceva i tesori enologici della terra toscana. Oggi a celebrare il millesimo 2018 del Brunello di Montalcino di Argiano è l’autorevole rivista americana Wine Spectator che lo incorona con il prestigioso titolo di “Wine of The Year”, miglior vino al mondo 2023, attribuendogli “una qualità stellare”.  Frutto, sottolinea nella presentazione la rivista, di una visione coraggiosa che ha comportato un investimento di 10 milioni di dollari da parte della proprietà, il magnate brasiliano André Santos Esteves, e della gestione dell’amministratore delegato Bernardino Sani.

E’ la seconda volta che un Brunello di Montalcino scala tutta la classifica mondiale stilata dalla prestigiosa rivista, come ha ricordato il presidente del Consorzio del Brunello, Fabrizio Bindocci: nel 2001, infatti, l’impresa era riuscita al Brunello di Casanova di Neri. E’ la quinta volta, inoltre, che al top si colloca un vino italiano, dopo il Solaia 1997 di Antinori, l’Ornellaia  1998 dell’omonima tenuta e il Sassicaia 2015 della Tenuta San Guido nel 2018.

Azienda storica, nata nel 1580, Argiano può contare su 57 ettari di vigneto, di cui quasi 22 destinati al Brunello e 10 al Rosso di Montalcino. La villa padronale è opera dell’architetto rinascimentale Baldassarre Peruzzi e custodisce pregevoli arredi e opere d’arte.

E’ stata a lungo proprietà della famiglia Caetani Lovatelli. E’ poi passata alla contessa Noemi Marone Cinzano che una decina di anni fa ha venduto a Estaves. Oggi Argiano è un’azienda agricola con una spiccata vocazione vitivinicola, dove viene offerta un’accoglienza di altissimo livello, con tour fra i vigneti e nelle antiche cantine, degustazioni e possibilità di pranzare e soggiornare nelle dimore sparse per la tenuta.

Un particolare che non mancherà di far piacere a chi ha ben presenti gli artefici del “rinascimento” del vino italiano, sarà incontrare, durante la visita nelle cantine, “la teca”, la nicchia che è stata dedicata al grande enologo Giacomo Tachis, che per Argiano ha creato un supertuscan di razza, il Solengo. 

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