Siamo già nella quarta rivoluzione industriale?

Il falso video dell’arresto di Donald Trump pone seri interrogativi sul lato oscuro dell’intelligenza artificiale.

Le conquiste materiali – il fuoco, l’aratro, la stampa, e via via i telai meccanici, i motori, il telefono, fino ai computer e agli smartphone- hanno accompagnato l’umanità sulla via del progresso procurando, come avviene per ogni rivoluzione, accanto all’innegabile benessere anche sconquassi sociali e sofferenze individuali.  Dalla prima rivoluzione, quella agricola, che grazie all’addomesticamento degli animali ha consentito, nei secoli, alle popolazioni di nutrirsi e crescere, a quella industriale che, a ritmi sempre più veloci, stiamo vivendo nelle sue varie fasi, ogni rivoluzione materiale, o tecnologica se si preferisce, ha comportato epocali mutamenti nella società civile e nei rapporti economici fra gli individui e fra i popoli, ma ha generato anche profondi cambiamenti nella mentalità e nei comportamenti individuali, così come ha influito, pur in modo meno evidente, sugli equilibri della società politica.

Quale rivoluzione stiamo vivendo oggi? Gli storici distinguono varie fasi nella rivoluzione industriale. La prima si fa iniziare con i primi impianti di filatura e tessitura meccanizzati fra la fine del ‘700 e i primi dell’800 in Inghilterra, con le pesanti conseguenze sociali evidenziate del fenomeno del luddismo, la distruzione delle macchine a opera di lavoratori sacrificati sull’altare della modernità e del profitto. C’è poi una seconda rivoluzione industriale, che si colloca alla fine del XIX secolo e che ha coinvolto subito anche l’Italia, quella caratterizzata dalle nuove tecniche della metallurgia e della meccanica: è la fase che abbiamo vissuto fino agli anni ‘70 del Novecento. La terza rivoluzione industriale, quella legata all’invenzione dei microchip, del computer, di Internet, è quella che stiamo vivendo e che ha radicalmente rivoluzionato la nostra vita. 

Ma forse non è già più così. Perché, se le passate rivoluzioni hanno impiegato millenni e poi secoli e poi decenni per sviluppare i loro effetti, la rivoluzione informatica si autoalimenta a ritmi velocissimi. E mentre parliamo ancora di terza rivoluzione industriale, c’è chi, come Klaus Schwab nel suo interessante saggio, “La quarta rivoluzione industriale” (Angeli editore), sostiene che ci troviamo già in una nuova fase, ancora più veloce e travolgente, in cui l’intelligenza artificiale e le connessioni planetarie configureranno assetti sociali oggi impensabili, per affrontare i quali dovremo prepararci. E farlo in fretta.

E se, parlando di società politica, abbiamo a cuore le sorti della democrazia, dovremo analizzare con lucidità il fenomeno.

La sociologia deve ancora valutare gli effetti della rivoluzione internet. In particolare poco si è ancora studiato quanto agli effetti sui comportamenti sociali, sui meccanismi della rappresentanza politica. E sui contraccolpi negativi che potranno esserci, dal momento che i social rischiano di diventare facili, e pericolosi, strumenti di manipolazione delle masse. Il finto arresto di Donald Trump, reso possibile dalle ultime conquiste dell’intelligenza artificiale, è solo il primo campanello d’allarme.

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