Di assedio la città di Tortona, l’antica Derthona, storicamente ne ha conosciuto un altro, ben più cruento, da parte di Federico il Barbarossa. Questa volta l’offensiva arriva da ovest, dalle Langhe, e non è sicuramente così pericolosa, anzi. Ma di certo l’arrivo in forze dei produttori di Barolo, attratti dall’exploit e dalle potenzialità del vitigno Timorasso, sta rivoluzionando la mappa vitivinicola dei Colli Tortonesi.
La portata del cambiamento si è vista subito, fra i banchi di degustazione di Derthona Due.Zero, l’evento organizzato recentemente dal Consorzio di tutela dei Colli Tortonesi al Museo Orsi di Tortona per presentare le nuove annate del Derthona, il vino bianco ottenuto da uve Timorasso. Borgogno, La Spinetta, Viberti, Vietti, Voerzio Martini, sono i nuovi arrivati dalle Langhe, il 10% delle cantine presenti. A loro si aggiungeranno fra un paio d’anni i produttori che hanno acquisito terreni e impiantato le vigne più recentemente, Pio Cesare e Ratti per esempio.
L’obiettivo, spiegano, è quello di arricchire la gamma delle loro etichette, che sono soprattutto grandi vini rossi, con un bianco importante in grado di evolvere ed essere longevo. E il Timorasso queste caratteristiche ha dimostrato di averle, rendendosi protagonista di una storia di recupero straordinaria.
Quasi estinto alla fine degli anni ’80, nel 2009 questo vitigno non facile da trattare e meno remunerativo del suo principale concorrente, il Cortese, aveva visto superficie vitata ridotta a soli 25 ettari. Grazie all’impegno e alla tenacia di un gruppo di giovani vignaioli locali però, a partire dai primi pionieri come Walter Massa da Monleale, Andrea Mutti da San Ruffino e Paolo Poggio da Brignano Frascata, oggi sono 330 gli ettaridedicati a questa varietà. La compagine sociale del Consorzio è cresciuta raggiungendo i 90 soci, uniti dal desiderio di valorizzare quello che ormai può essere definito il più importante vitigno a bacca bianca del Piemonte quanto a superficie dedicata e quantità prodotte.
Come spesso accade quando un territorio emerge e conquista il successo, c’è un trascinatore, una personalità forte ed entusiasta che apre la strada. Per il Derthona Timorasso quest’uomo è Walter Massa, personaggio poliedrico, contadino e filosofo, enologo e affabulatore, sognatore e avveduto uomo di marketing. Ha saputo affinare le tecniche di vinificazione di quelle uve così scorbutiche, le ha imposte all’attenzione della critica coinvolgendo personalità come Franco M. Martinetti, ha difeso il legame con il territorio battendosi per la denominazione Derthona. Chi ha accompagnato Massa nella sua avventura oggi raccoglie il frutto di una scelta coraggiosa e produttori come Mariotto, Daglio, Elisa Semino (Colombera), Marina Coppi, i Boveri di Costa Vescovato e altri ricevono lusinghieri riconoscimenti dalla critica.
Della continua crescita di questo vino – sottolinea Gianpaolo Repetto, già industriale del settore engineering che ha deciso di dedicarsi alla viticoltura ed è stato eletto presidente del Consorzio di tutela – va dato merito a tutti i produttori, che in questi anni hanno investito molto per far emergere i tratti distintivi di un vino che mostra personalità e carattere, soprattutto con il passare del tempo. Tanto abbiamo fatto ma tanto c’è ancora da fare perché siamo convinti che il Derthona possa affermarsi tra i grandi vini bianchi d’Italia>>.
In realtà il Timorasso sta già dimostrando di essere un grande vino. Ha profumi, struttura, complessità e una mineralità che esplode con la maturazione negli anni. E’ il caso dell’annata 2016, che in questo momento nelle sue migliori espressioni, ha tutte le caratteristiche di un grande bianco europeo. Sono stati assaggiati anche ottimi 2015 e 2017. Qualche produttore sta, sperimentando l’affinamento in barrique, qualcuno l’anfora. Ma della barrique questo bianco, con la sua struttura e la sua mineralità, può davvero fare a meno. Semmai gli giova la freschezza.
