Il millesimo 2016 è stato un’ottima annata per i vini dei Colli Tortonesi. Le migliori etichette mostrano un’evoluzione molto buona, che dovrebbe risultare soddisfacente anche nei prossimi anni. Sempre che…i tappi si comportino a dovere, perché il cedimento di un tappo può sempre compromettere la vita di una grande bottiglia.
Ed è proprio per verificare quanto una tipologia di tappo possa influire sull’evoluzione di una bottiglia, che Walter Massa, il vignaiolo che con la sua ricerca ha fatto nascere un grande bianco italiano, il Derthona Timorasso, ha tappato un certo numero di bottiglie di Derthona 2016 e di Barbera Monleale 2016 della stessa botte usando, oltre al classico sughero, anche altre tipologie di tappo.
La degustazione comparata di queste bottiglie, organizzata recentemente dall’ONAV di Genova e guidata da Walter Massa, ha riservato risultati interessanti e, in qualche caso sorprendenti. In particolare nel caso del bianco, il Derthona. Quattro le tipologie di tappo usate. Il sughero tradizionale <<che quando funziona è perfetto, commenta Massa – ma non è sempre così>>, perché c’è il rischio che in qualche caso rilasci il temuto Tca (tricloroanisolo), una molecola prodotta da un fungo parassita della quercia da sughero che ha l’effetto di produrre il cosiddetto odore di tappo e di rovinare il vino. Altra tipologia il tappo a vite, che ha il difetto di non consentire il rito della stappatura, ma non riserva brutte sorprese e consente di avere nel vino meno solforosa. Quindi tappo diam, il conglomerato di sughero, che è simile al sughero, ha il vantaggio di non rilasciare Tca, ma ha pur sempre dei collanti anche se naturali e non garantisce comunque l’elasticità del monopezzo. Infine il tappo nomacorc, fatto con materiali plastici, che ha basso costo, consente la stappatura tradizionale ma è meno performante per i vini da invecchiamento.

Tornando alla degustazione, i quattro Derthona hanno tutti ben figurato. Ma nell’assegnare la palma del migliore con riguardo all’evoluzione la platea si è divisa fra tappo di sughero e tappo a vite, con un margine a favore di quest’ultimo.
Massa, che ha dato vita, con Franz Haas, Mario Pojer, Graziano Prà e Silvio Jermann, al gruppo de’ “gli Svitati” non fa mistero di preferire il tappo a vite, e, dopo anni di sperimentazioni, ha deciso di usarlo per tutti i suoi vini bianchi. Il tappo a vite è una capsula di alluminio filettata che ha al suo interno una membrana di materiale leggermente poroso che consente il perfetto mantenimento delle qualità organolettiche del vino. <<Grazie alle sue caratteristiche – aggiunge Massa – questa tipologia di tappo permette infatti una micro ossigenazione costante, preservando il vino, consentendo un minor uso di solforosa e permettendo un’omogeneità qualitativa anche nel caso di vecchie annate, oltre a una corretta evoluzione>>.
La successiva degustazione di Monleale ha messo a confronto una Barbera con tappo di sughero con tre Barbere tutte con tappo a vite, ma membrane dalle differenti caratteristiche tecniche in funzione di una maggiore o minore ossigenazione. A fronte di un Monleale tappato con sughero perfetto, si è avvertita una maggiore maturità del vino tappato con guarnizione coral, rispetto alle tipologie ivory e soprattutto onyx, quella che in effetti consente il minor scambio di ossigeno.