
“Mi tersi con il vin d’Argiano, il quale è buono tanto…”, scriveva, alla fine del XIX secolo, il poeta Giosuè Carducci, che ben conosceva i tesori enologici della terra toscana. Oggi a celebrare il millesimo 2018 del Brunello di Montalcino di Argiano è l’autorevole rivista americana Wine Spectator che lo incorona con il prestigioso titolo di “Wine of The Year”, miglior vino al mondo 2023, attribuendogli “una qualità stellare”. Frutto, sottolinea nella presentazione la rivista, di una visione coraggiosa che ha comportato un investimento di 10 milioni di dollari da parte della proprietà, il magnate brasiliano André Santos Esteves, e della gestione dell’amministratore delegato Bernardino Sani.
E’ la seconda volta che un Brunello di Montalcino scala tutta la classifica mondiale stilata dalla prestigiosa rivista, come ha ricordato il presidente del Consorzio del Brunello, Fabrizio Bindocci: nel 2001, infatti, l’impresa era riuscita al Brunello di Casanova di Neri. E’ la quinta volta, inoltre, che al top si colloca un vino italiano, dopo il Solaia 1997 di Antinori, l’Ornellaia 1998 dell’omonima tenuta e il Sassicaia 2015 della Tenuta San Guido nel 2018.
Azienda storica, nata nel 1580, Argiano può contare su 57 ettari di vigneto, di cui quasi 22 destinati al Brunello e 10 al Rosso di Montalcino. La villa padronale è opera dell’architetto rinascimentale Baldassarre Peruzzi e custodisce pregevoli arredi e opere d’arte.
E’ stata a lungo proprietà della famiglia Caetani Lovatelli. E’ poi passata alla contessa Noemi Marone Cinzano che una decina di anni fa ha venduto a Estaves. Oggi Argiano è un’azienda agricola con una spiccata vocazione vitivinicola, dove viene offerta un’accoglienza di altissimo livello, con tour fra i vigneti e nelle antiche cantine, degustazioni e possibilità di pranzare e soggiornare nelle dimore sparse per la tenuta.
Un particolare che non mancherà di far piacere a chi ha ben presenti gli artefici del “rinascimento” del vino italiano, sarà incontrare, durante la visita nelle cantine, “la teca”, la nicchia che è stata dedicata al grande enologo Giacomo Tachis, che per Argiano ha creato un supertuscan di razza, il Solengo.