Le vigne oltre la siepe

Geometrie verdi impreziosite da piante secolari, essenze esotiche, statue marmoree, giochi d’acqua, labirinti. L’Italia custodisce un vasto patrimonio di giardini storici a cui si sta appassionando un turismo colto e silenzioso in costante crescita. Merito di istituzioni pubbliche e di privati che hanno impegnato energia e risorse per tenere in vita preziosi, e costosi, gioielli dell’arte paesaggistica. Merito anche, va riconosciuto, delle intuizioni e del lavoro appassionato di una signora innamorata dell’Italia, Judith Wade, che trent’anni fa creò un network, Grandi Giardini Italiani, allo scopo di promuovere l’apertura al pubblico di ville e giardini che in passato non erano accessibili ai visitatori.

In questo periodo, mentre esplodono le fioriture e le mille sfumature di verde si ricompongono in una sinfonia che sorprende e incanta, i giardini, da un capo all’altro della penisola, aprono i cancelli e si animano offrendo mostre, aperture straordinarie degli edifici, giochi e spettacoli. Ma non solo. In alcuni casi a buongustai e gourmet sono riservate piacevolissime sorprese, perché alcune ville ospitano anche attività di ristorazione, mentre ad altre si affiancano aziende agricole specializzate nella produzione di vino.

Il vigneto che si svela oltre la siepe è testimone di una storia centenaria e protagonista a sua volta del fascino di un paesaggio che non è soltanto un regalo della natura ma è soprattutto opera dell’uomo, frutto di ingegno, arte e di saperi antichi.

Così, a margine di otto fra i giardini che aderiscono a Grandi Giardini Italiani, gli appassionati hanno oggi la possibilità di degustare vini fra i più rappresentativi del territorio. In Trentino, per esempio, lasciata l’A22 del Brennero al casello di Ala Avio, possono raggiungere la tenuta dei marchesi Guerrieri Gonzaga e scoprire dove nasce il San Leonardo, per molti critici il miglior “taglio bordolese” prodotto in Italia. E all’estremo opposto della penisola, in Sicilia, hanno l’opportunità di raggiungere Regaleali, la vasta e affascinante tenuta dei conti Tasca d’Almerita, dove, con il Rosso del Conte, prese slancio quell’ondata di rinnovamento che ha rivoluzionato l’enologia siciliana. 

Tornando al nord, in Veneto, fra la Valpolicella e le colline moreniche del lago di Garda, gli spettacolari giardini delle dimore della famiglia Guerrieri Rizzardi rappresentano l’occasione per esplorare diverse denominazioni, dal Bardolino al Chiaretto, dal Lugana al Valpolicella, dall’Amarone al Recioto. Un’esplorazione, quella dei giardini del Triveneto, che porta poi più a est verso Vicenza, alla Villa di Montruglio Pigafetta Camerini, la cui azienda agricola vanta il Tai rosso (già Tocai rosso, una Granaccia) e il Tai bianco, oltre agli internazionali, e ancora a est, in Friuli, a Vistorta, nella zona delle Grave, dove la famiglia Brandolini d’Adda produce numerose tipologie di vino, fra cui il Friulano (già Tocai), un bianco di successo.

Una panoramica dei vini del Basso Piemonte si accompagnerà invece alla visita dei giardini del millenario Castello di Malingri a Bagnolo e del complesso di Villa Ottolenghi Wedekind, nell’Acquese, dove il paesaggista Piero Porcinai nel 1955 volle collocare accanto al parco futurista un vigneto di 8 ettari pensato in armonia con il giardino. Sulla collina di Bologna, infine, la cantina del Palazzo di Varignana propone le denominazioni tipiche della zona, da varietà come Sangiovese, Albana, Pignoletto, mentre più a sud, in Toscana, a Montepulciano, Villa Trecci produce il Nobile, ottenuto dai tradizionali vitigni toscani: opportunità, la visita di queste due cantine, per vedere come il Sangiovese in Emilia abbia caratteristiche differenti rispetto al Sangiovese coltivato nelle terre di Siena.

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