Se Grillo perde le stelle…

È molto probabile che Giuseppe Conte, che ha eccellenti doti di arrampicatore, raggiunga l’obiettivo di conquistare il potere assoluto al vertice dei Cinque Stelle estromettendo il fondatore, Beppe Grillo, dal ruolo di garante e privandolo dei benefici, anche economici, che tale incarico comporta. 
Ma l’uomo che, cavalcando i malumori e le pulsioni qualunquiste di una parte del Paese, ha rivoluzionato con la violenza di un terremoto la società politica in Italia, avrà almeno un motivo, e non di poco conto, per consolarsi.  Non di Giuseppe Conte infatti, ma di Grillo, attore comico sul viale del tramonto rinato grazie al web, e di Gianroberto Casaleggio, imprenditore intelligente e visionario, cofondatore del movimento,  parleranno i libri di storia e di sociologia politica. Perché, piaccia o no, che si consideri l’avvento dei Cinque Stelle sulla scena politica italiana come uno scossone salutare o lo si ritenga una iattura di cui gli italiani pagheranno a lungo il conto, Grillo e Casaleggio hanno conquistato un primato assoluto: sono stati i primi a capire che Internet poteva diventare uno straordinario strumento di manipolazione di massa, intuizione che hanno saputo trasformare in realtà in tempi velocissimi, impensabili, anche se oggi ci appaiono normali di fronte all’accelerazione con cui evolvono le tecnologie del web.
Fra il settembre 2009, quando dal palco del Teatro Smeraldo di Milano Grillo e Casaleggio annunciarono la costituzione del Movimento Cinque Stelle con ambizioni politiche di portata nazionale, e il febbraio 2013, quando alle elezioni politiche il nuovo partito ha sorpreso tutti assicurandosi il 25% dei voti, sono passati meno di quattro anni. E da quel momento ne sono bastati cinque ai Cinque Stelle per  conquistare il 32% dei consensi alle politiche del 2018: una maggioranza relativa ma pesante, che ha consentito a Giuseppe Conte, avvocato e docente universitario la cui notorietà non andava al di là di un ristretto giro di addetti ai lavori, di essere reclutato in extremis e diventare presidente del Consiglio dei Ministri.
La rottura nei rapporti fra il fondatore-garante e l’ambizioso leader del partito diventa ora il momento cruciale nella parabola ormai discente di questa sorprendente avventura politica. E rischia di segnare una sorta di nemesi storica per Beppe Grillo: quella formula di democrazia diretta, concentrata nello slogan “uno vale uno“ e coltivata con le frequenti consultazioni via Internet della base, è lo strumento, in un certo senso la trappola, che consente oggi a Conte di silurare il padre-fondatore grazie al voto degli iscritti. (19 Novembre 2024)

E. P.

error: Content is protected !!