Nonostante la frenata delle quotazioni nell’ultimo trimestre dell’anno, nel 2022 aver puntato sui vini di pregio si è rivelato un buon investimento. Lo scrive il sito di informazione WineNews.it, specificando che il Liv-ex 100 ha guadagnato il 6,9%, il Liv-ex 1000 il 13,1%, l’Italy 100 il 9,2%.
Il Liv-ex 100 è l’indice che segna l’andamento dei prezzi dei 100 vini più ricercati sul mercato secondario (fra i quali il Barolo 2016 di Bartolo Mascarello, il Barolo Monvigliero 2016 Comm. G.B. Burlotto, il Barbaresco 2018 di Gaja, il Barolo Monfortino Riserva 2013 e 2014 di Giacomo Conterno, il Masseto 2016 e 2017, l’Ornellaia 2018 di Frescobaldi, il Brunello di Montalcino 2016 di Poggio di Sotto, il Sassicaia 2016, 2017 e 2018 di Tenuta San Guido, il Solaia 2018 ed il Tignanello 2016 e 2018 di Antinori e il Soldera Case Basse 2016).

Il Liv-ex 1000 rappresenta, invece, una sintesi dei sette indici regionali del Liv-ex (Bordeaux 500, Bordeaux Legends 40, Burgundy 150, Champagne 50, Rhone 100, Italy 100 e Rest of the World 60), mentre l’Italy 100 è l’indice delle quotazioni delle più pregiate etichette italiane.
<<Nessuno – sottolinea WineNews – ha saputo fare meglio dei grandi vini, tanto meno l’oro, che in effetti viene da un biennio tutt’altro che semplice, e che lo scorso anno ha guadagnato appena lo 0,5%. Tra gli indici borsistici solo il FTSE 100 (Borsa di Londra) ha chiuso in territorio positivo (+0,9%), tutti gli altri – come raccontano plasticamente i crolli epocali di colossi come Apple e Tesla – hanno segnato cali importanti: il Nasdaq ha perso il 33,1%, lo Standard & Poor 500 il 19,6%, il Dow Jones l’8,8% ed il Nikkei il 9,4%. Si è salvato il petrolio, che nel 2022 ha guadagnato il 6,2%, anche se per il 2023 si prospetta un drastico calo delle quotazioni>>.
La tendenza al rialzo è confermata dai dati relativi agli ultimi 5 anni. Il Liv-ex 100 ha guadagnato il 34,2%, il Liv-ex 1000 il 45,3%, l’Italy 100 addirittura il 46,8%, rivelandosi l’investimento migliore di qualsiasi altro, con l’eccezione del Nasdaq, che segna il +51,6%. In Borsa, il Nikkei 225 è cresciuto negli ultimi 5 anni del 14,6%, lo Standard & Poor 500 del 43,6% ed il Dow Jones del 34,1%, mentre il FTSE 100, che paga la scelta della Gran Bretagna di lasciare l’Unione Europea, ha perso nello stesso periodo il 3,1%. Infine, l’oro, che ha guadagnato il 40,1%, e il petrolio, le cui quotazioni sono cresciute del 33,2% nell’ultimo quinquennio.
Investire in grandi vini – aggiungiamo noi – non dà soddisfazioni soltanto sul piano finanziario, ma, come spiegò l’avvocato Giovanni Agnelli a chi gli chiedeva perché attraverso la finanziaria Exor avesse acquisito la proprietà di Chateau Margaux, uno dei mitici grand cru di Bordeaux, <<perché un grande vino è comunque un buon affare: dopo tutto uno se lo può sempre bere>>.