Un Bourgogne del 1929

1929. L’anno del “crollo di Wall Street” che innescò la Grande Depressione. In America vigeva ancora il proibizionismo, con il divieto di vendita degli alcolici. Le bande di gangster si affrontavano per le vie di New York e di Chicago. E un giovane Duke Ellington debuttava nel nuovo tempio del jazz newyorkese, il Cotton Club. In Europa trionfava, in tutte le forme dell’arte figurativa, l’Art Déco. In Italia, con la firma dei Patti Lateranensi, nasceva la Città del Vaticano.

E in Francia? Il 1929 sarebbe stato ricordato come una delle migliori annate del secolo per i suoi grandi vini.

Immaginate allora l’emozione di stappare un Borgogna di quell’anno un Vosne-Romanée-Beaumont vendemmia 1929 di R. Barrière Frères, cantina di Nuits- Saint Georges. Salvatore Crasta, collezionista genovese, lo ha proposto in degustazione durante un pranzo con alcuni amici più che altro per curiosità. <<Il ’29 è stato un grandissimo millesimo in Borgogna, come il 1900, il 1945, il 1961, e direi anche l’82 – spiega – ma 93 anni sono tanti! Le attese erano piuttosto per altri due Borgogna, il Domaine Louis Remy “Clos de la Roche” Grand Cru magnum 1990 e lo Chambertin Grand Cru 1989 magnum di Camus, due vini di grande slancio. Eppure il tappo del Beaumont aveva tenuto, anche se il livello del vino era sceso di qualche centimetro: il colore, carico, dai riflessi ambrati, appariva molto promettente>>. Nell’arco di tre ore l’evoluzione del vino è stata incredibile. Lungo, persistente, sapido in bocca, all’olfatto ha regalato una successione di sensazioni entusiasmanti: fiori secchi, muschio, sottobosco umido, funghi, tè. E più avanti, frutta secca. E dopo ancora, liquirizia e legno affumicato. E in bocca, nel finale, una dolce sensazione di caramello.

Insieme ai Borgogna sono stati degustati, fra gli altri anche alcuni rossi italiani toscani e piemontesi. La migliore performance l’ha riservata un Brunello di Montalcino 1997 di Nello Baricci, grande annata e grande vino.

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