La grande festa della Borgogna

Ogni anno, nel terzo fine-settimana di novembre, la cittadina di Beaune, capitale vitivinicola della Borgogna, accoglie appassionati e operatori provenienti da tutti i continenti per partecipare, magari anche solo per condividerne l’atmosfera, alla più grande asta di beneficienza del mondo, la vendita dei vini prodotti nelle proprietà dell’Hotel-Dieu.

E’ un rito, quello dell’asta, che si perpetua da 162 anni. La vendita delle preziose botti, che qui chiamano pièces (per favore non chiamatele barriques, non siamo a Bordeaux), infatti, non è solo un momento di festa molto sentito dalla comunità locale, ma rappresenta anche, da secoli, il cardine di un’economia profondamente legata alla terra e alla coltivazione della vite, e al tempo stesso un potente strumento di politica sociale.

Le 800 botti messe all’incanto dal Domaine des Hospices di Beaune sono state battute da Sotheby’s per la cifra record complessiva di 31 milioni di euro, la più alta mai raccolta da un’asta di vini: una somma che se da un lato assicura un robusto sostegno agli ospedali di Beaune e di Nuits-Saint-Georges, dall’altro determina una netta tendenza al rialzo nelle quotazioni dei bianchi e dei rossi di Borgogna, vini i cui prezzi sono enormemente cresciuti negli ultimi anni sia per effetto di alcune annate scarse (il 2021 per esempio) sia per l’aumento della domanda da parte dei nuovi mercati, asiatici in prima linea.

In una viticoltura sapientemente regolata in base a una scala di valori che, saldamente ancorata alle caratteristiche pedoclimatiche dei terreni, sale dalla generica denominazione Borgogna, al Village, quindi al Premier Cru per culminare nel Grand Cru, l‘istituzione dell’Hospice ha un ruolo centrale. Quella dell’Hotel-Dieu di Beaune resta, attraverso cinque secoli, una storia straordinaria di carità, ma anche di imprenditoria e di bellezza, come sottolinea Stefano Zamagni nella prefazione a bel volume dedicato a “L’Hotel-Dieu di Beaune” edito da Marietti 1820.

Una storia cominciata intorno alla metà del 1400, quando Nicolas Rollin, ricchissimo cancelliere del duca di Borgogna Filippo il Buono, sentendo ormai prossimo il viale del tramonto, decise di creare qualcosa che desse un significato più duraturo alla sua esistenza. La guerra dei Cento Anni si era appena conclusa con costi sociali pesantissimi e sulle strade non si incontravano che mendicanti, malati e invalidi. D’accordo con la moglie, Guigone de Salins, Rollin decise così di costruire un ospedale per i poveri.

Già nel 1452 l’Hotel-Dieu potè accogliere i primi malati. Ma i lavori proseguirono con massicci investimenti perché l’edificio, nelle intenzioni dei committenti, doveva essere un grande complesso costruito con i migliori materiali e le decorazioni più preziose, a cominciare dalle coloratissime tegole in legno. Ma per poter sopravvivere ai due mecenati, l’Hospice aveva bisogno di flussi finanziari costanti nel tempo. E qui Rollin ebbe l’intuizione felice: costruire delle camere destinate ad accogliere ospiti più fortunati e facoltosi che potevano pagare il loro soggiorno col denaro oppure cedendo o lasciando in eredità terreni e vigne di loro proprietà. I primi doni datano dal 1457 e da allora non si sono mai interrotti. Oggi il Domaine des Hospices si estende da Chablis a Macon e annovera fra i suoi cru mote fra le più prestigiose denominazioni della Borgogna, da Alexe Corton a Montrachet, da Pommard a Meursault, da Gevrey-Chambertin a Volnay.

Oggi l’edificio quattrocententesco è diventato un museo, fra i più visitati di Francia, mentre moderni edifici sono dedicati all’attività ospedaliera. Ma l’opera pia è più viva che mai e l’asta dei vini rappresenta un contributo importante per il finanziamento degli ospedali di Beaune e di Nuits-Saint-Georges.

All’asta vengono battute le botti di vino dell’ultima vendemmia che, una volta aggiudicate, resteranno comunque per due anni nelle cantine, per essere poi imbottigliate e consegnate ai compratori.
L’annata 2022, considerata molto buona e decisamente più abbondante del 2021, ha fruttato ricavi record al termine di un’asta, che si è protratta fino a notte. Lo scorso anno, con una vendemmia scarsa, i prezzi erano schizzati alle stelle. Ma anche il 2022, nonostante la maggiore quantità, ha fatto registrare prezzi molto elevati.

La “Pièce des Presidents”, una botte da 228 litri di Corton Grand Cru dedicata allo scomparso Louis-Fabrice Latour è stata aggiudicata a 800 mila euro, mentre cinque botti di Batard Montrachet hanno fatto registrare il prezzo di 300 mila euro, a cui vanno aggiunti Iva e diritti, per un costo medio a bottiglia intorno ai 1.350 euro.

La rincorsa dei prezzi, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, non entusiasma i produttori. <<Speriamo che le quotazioni non salgano ancora>>, confidava la vigilia dell’asta Marie-Edith Camus, la cui famiglia possiede a Gevrey-Chambertin 18 ettari di vigneto di cui 12 di Gran Cru. In <<prezzi abbordabili>> sperava anche Julien Cauvard, intenzionato a far acquisti all’asta.

Quotazioni che risentono anche del particolare richiamo dell’asta: aggiudicarsi le migliori pièces dell’Hospice è motivo di orgoglio e di prestigio per i grandi commercianti che controllano il mercato e che spesso si associano per aggiudicarsi le botti più costose, come è accaduto quest’anno per la “Pièce des presidents”. Mentre fra i vignerons che sono l’anima e la storia della Borgogna l’esplosione dei prezzi è vista con preoccupazione per l’inevitabile contraccolpo sulle quotazioni del vigneto che rende le acquisizioni proibitive, senza contare gli effetti sulla mappa di una viticultura fatta di piccole cantine che già le pesanti tasse di successione vigenti in Francia rischiano di sconvolgere.

error: Content is protected !!